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Visualizzazione dei post da aprile, 2026

"Vendere il Teatro delle Vittorie è crimine"

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Q uesto teatro non è in vendita',  'Questo teatro non si dovrebbe vendere': Fiorello posta su Ig un video in cui, insieme a Biggio, affigge due catelli sull'ingresso del teatro delle Vittorie in via Col di lana a Roma . "E' un crimine contro la storia dello spettacolo italiano. Questo teatro non di dovrebbe vendere, non si dovrebbe neanche pensare di venderlo, per quello che si è vissuto là dentro, per il grande varietà, i grandi Fantastico di Pippo Baudo, e poi Raffaella Carrà, Mina...Tutti i grandi dello spettacolo sono stati qua dentro", dice Fiorello annunciando che oggi, alle 13,45, la puntata della Pennicanza partirà proprio dal Teatro delle Vittorie.     Era stato Renzo Arbore a chiamare in causa Fiorello in un'intervista pubblicata ieri dal Messaggero nella quale definiva la scelta di vendere il Teatro delle Vittorie "avvilente" invitando Rosario a mobilitarsi e a traslocare lì la sua Pennicanza.  La replica della Rai:  ''La...

Duplicazione delle poltrone, miracoli calabri

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Altro che moltiplicazione dei pani e dei pesci, i miracoli che si fanno in terra di Calabria hanno una marcia in più. Da queste parti si fanno lievitare le “poltrone”. E sono tante, ma davvero tante e sempre di più. E naturalmente tutte lautamente retribuite. E allora capita che dopo l’allargamento della Giunta regionale, portata da 7 a 9 assessori, il governo regionale del Presidente Roberto Occhiuto pensa anche che sia il caso di regalarsi due sottosegretari alla Presidenza. Cosa faranno? Di cosa si occuperanno? Come cambieranno la vita dei calabresi? Mah, da quanto si riesce a capire queste due nuove figure non hanno compiti specifici o particolari. E quindi? Beh, possono partecipare alle sedute della Giunta, ma hanno solo un ruolo consultivo, dunque non hanno diritto di voto. Detto ciò, quanto è invece molto chiaro è il loro trattamento economico. Ecco, per ognuno dei sottosegretari il “quibus” è di 15mila euro. Mica quisquilie, direbbe il grande Totò. La figura dei sottosegretari ...

La Fenice, dopo la cacciata replica Venezi

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La direttrice d’orchestra  Beatrice Venezi , dopo che la  fondazione Teatro La Fenice di Venezia ha annunciato di aver annullato  tutte le “collaborazioni future” con lei, ha commentato la decisione con una nota. “Prendo atto della dichiarazione del sovrintendente  Nicola Colabianchi  e della decisione della Fondazione Teatro La Fenice, che andrà comunque chiarita nelle motivazioni e a cui si dovrà rispondere in modo opportuno.  Mai sono mancata e mai mancherò di rispetto ai lavoratori  di nessun teatro, a differenza di quanto invece ho ricevuto dai lavoratori de La Fenice negli ultimi otto mesi, che mi hanno costantemente e sistematicamente  diffamata, calunniata, offesa e bullizzata , su social, giornali, Tv, in Italia e in tutto il mondo, con l’intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera”. Nella nota viene precisato che è “sufficiente scorrere la cronaca italiana e non solo dalla fine del 2...

Grazia a Minetti, il Quirinale: Nordio chiarisca

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La Presidenza della Repubblica con una lettera al ministero della Giustizia chiede chiarimenti urgenti sugli elementi che hanno portato alla concessione della grazia a Nicole Minetti  dopo le rivelazioni di stampa che gettano ombre sulla veridicità di alcuni fatti. Le due versioni - quella dei legali che hanno presentato istanza e quella emersa dall'inchiesta del Fatto quotidiano - "non sono conciliabili", spiega chi ha studiato la domanda di grazia concessa "per motivi umanitari".  La grazia, in linea teorica, potrebbe essere revocata . La Presidenza della Repubblica - ha fatto sapere una nota del Colle - ha inviato una lettera al ministero della Giustizia, ossia a Nordio: "In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappr...

Spari a Trump al "nerd prom" e flop sicurezza

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La  cena dell'Associazione dei corrispondenti  della Casa Bianca è una tradizione mediatica molto attesa e sotto i riflettori, con  2.000 partecipanti  che si riuniscono ogni anno per celebrare la  libertà di stampa .  L'edizione 2026, trasformata in una serata di terrore per l' irruzione di un uomo armato , era  la prima a cui Donald Trump aveva accettato di partecipare , dopo il suo rifiuto dell'anno scorso, il quarto tra il suo primo e secondo mandato alla Casa Bianca.  Soprannominata il " nerd prom " (l'evento in cui ci si veste elegantemente come al ballo di fine anno, il "prom", per   celebrare il giornalismo politico , definito scherzosamente "da nerd"), la serata di gala in un hotel di Washington rappresenta un momento fondamentale di democrazia, una tradizione risalente al 1920: il titolare della Casa Bianca si ritrova con tutti i giornalisti che quotidianamente lo "seguono", insieme a una nutrita schiera di star. È u...

Decreto lavoro, un provvedimento di parte

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l sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha dichiarato di recente che il governo “metterà a terra (sic!) la legge delega sul salario giusto ed equo”, dando così attuazione a quanto previsto dalla legge n. 144 del settembre scorso. Secondo quest’ultima il governo dovrebbe emanare una serie di decreti legislativi con lo scopo di “assicurare trattamenti retributivi giusti ed equi, contrastare il lavoro sottopagato, stimolare il rinnovo dei contratti collettivi nazionali e contrastare fenomeni di dumping sociale”. Sennonché il problema è che per il governo il salario minimo che i datori dovranno adottare dovrà essere quello previsto dal contratto collettivo “più applicato”, senza alcuna verifica sul fatto che quel contratto contenga effettivamente condizioni di remunerazione accettabili. E il bello è che, per rafforzare questa previsione, viene invocato il principio di libertà sindacale che campeggia nel 1° comma dell’art. 39 Cost. Verrebbe da dire: povera Costituzione bistrattata e inv...

Daunisi dalla Calabria senza frontiere

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Fondata nel 1971 a Parigi, “Medici senza frontiere” cura ogni giorno migliaia di persone in tutto il mondo laddove ci sono guerre, epidemie, catastrofi naturali, povertà e assiste, come fa anche in Italia, quei migranti che per molti regimi politici rappresentano “un peso” e non esseri umani. È una ONG umanitaria e indipendente, che trova spesso anche i bastoni tra le ruote da parte della politica e della società nei Paesi in cui opera. I numeri però sono importanti e molte vite vengono salvate grazie alla sensibilità di chi sostiene con il proprio contributo MSF: 12 milioni di visite mediche, 65 mila operatori sanitari impegnati, presenza in 73 Paesi che presentano criticità. Un’organizzazione che, però, ha una struttura amministrativa importante e autorevole, necessaria per portare avanti ogni progetto di sostegno e assistenza. L’assemblea nazionale della rete italiana, che ha sede a Roma in via dei Caudini, dove operano circa 100 persone nei comparti Comunicazione, Finanza, Gestione...

25 aprile, Bella ciao e i papaveri rossi i simboli

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Bella Ciao e i papaveri rossi sono da sempre simboli indiscussi del 25 aprile. L a canzone Bella Ciao è diventata celebre in tutto il mondo, tradotta in tutte le lingue, anche in   farsi   per la giovane  Masha Amini , la ragazza iraniana arrestata dalla polizia iraniana per non aver indossato correttamente il velo e morta in circostanze misteriose,   o rivisitata da  artisti ucraini   nella guerra contro la Russia. E' stata perfino inserita in una serie Netflix molto famosa   La Casa di Carta .  L'origine di Bella Ciao, tuttavia, non è proprio certa. Pur essendo universalmente noto come l'inno dei partigiani, esistono anche dubbi che il brano fosse realmente cantato durante la seconda guerra mondiale. Di sicuro questa canzone il pubblico l'ha conosciuta al  Festival di Spoleto del 1964 , che la presentò come  inno delle mondine  e dei partigiani. In ogni caso è diventata la canzone inno di chi lotta per le libertà, non a caso ...

25 Aprile. Il coraggio silenzioso delle donne

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Immagini di uomini armati sui monti, battaglie e strategie militari: così viene spesso raccontato il 25 aprile, giorno della Liberazione.  Da qualche anno grazie anche ad una più felice e giusta narrazione di affacciano racconti più rispettosi della storia, meno visibile ma altrettanto decisiva: quella delle donne. Una storia che, partendo anche dalla Calabria, attraversa l’Italia intera.  La Resistenza in Calabria, lontana dai grandi fronti di guerra, ha assunto forme diverse. Non meno coraggiose, non meno rischiose. Staffette silenziose, custodi di segreti, ponti tra mondi separati: le donne calabresi e del sud si adoperarono per tessere collegamenti in un lavoro continuo e pericoloso ma indispensabile ed efficace.  Molte di loro non imbracciarono un fucile, ma portarono messaggi, cibo, speranza.  Camminavano per chilometri su strade sterrate, sfidando controlli e sospetti.  Ogni viaggio poteva essere l’ultimo. Erano madri, figlie, contadine.  Donne abitu...

Ha 80 anni ma non li dimostra

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Oltre che festeggiare serve fare memoria, recuperare pensiero critico e conoscenza, della pagina fondativa della nostra democrazia: il 25 Aprile del 1946, epilogo della lotta di liberazione dal nazifascismo! Serve perché intere generazioni, soprattutto le ultime, rischiano di essere fuorviate, subdolamente, da una narrazione che vuole obliare la realtà, ed arrivare a mettere sullo stesso piano fascismo e antifascismo, a negare la lotta di resistenza partigiana e popolare. Ammantata da volontà conciliativa questa lettura della storia nasconde una verità ben più pericolosa: si prova a rivendicare come legittime ed accettate, qui ed ora, le idee, le pratiche, la cultura del fascismo. In un contesto generale nel quale vengono messe in discussione la democrazia, la pace, il diritto internazionale, la coesistenza ed il rispetto dei diritti umani, questo revisionismo determina derive pericolosissime e rischia di collocare il nostro paese fuori dalle tradizioni solidaristiche basate sui princi...

Il 25 aprile ricorda da che parte stare

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C’è un rischio più insidioso della guerra stessa. È l’abitudine alla guerra. Non tanto quella combattuta, quanto quella accettata, interiorizzata, resa normale nel linguaggio pubblico. Ci si abitua alle immagini, alle cifre, alla sofferenza, perfino alla fame, alla sete, alla mortificazione della dignità umana, all’annichilimento dei diritti fondamentali. È qui che l’articolo 11 della nostra Costituzione torna decisivo, non come formula, ma come criterio, perché ripudiare la guerra non è retorica, ma un limite invalicabile. In buona sostanza, sottrae la guerra alla disponibilità dello Stato come strumento della politica. Tutto questo non può essere legato ad un certo pacifismo di maniera. La nostra storia lo dimostra. I partigiani hanno combattuto sul campo per la libertà. Nessuno, quindi, ignora che deterrenza, difesa adeguata e dimensione europea della sicurezza abbiano un loro ruolo. Ma proprio per questo il confine deve restare netto. La guerra non può tornare a essere strumento di...

La cittadinanza ai migranti che collaborano

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Traendo spunto da alcune osservazioni fatte di recente dal procuratore della Repubblica di Prato Luca Tescaroli che sostiene l’importanza di estendere i programmi riservati ai collaboratori di giustizia anche ai cittadini stranieri,  è stata presentata in Parlamento la proposta di legge a firma di tre esponenti del PD  -  Walter Veltroni, Federico Gianassi, Enza Rando - per concedere la cittadinanza italiana agli stranieri che denuncino violenze in contesti in cui è presente la criminalità organizzata. Si tratta, naturalmente, di valutare l’attendibilità delle denunce ma queste persone non vanno lasciate sole. Integrarle con la cittadinanza  sarebbe un segnale di grande civiltà, considerata anche la capacità di forte infiltrazione della criminalità straniera. Che a Prato è soprattutto cinese. Occorre ricordare che la Cina è stata la maggiore economia del mondo per gran parte della storia scritta, con il più alto reddito pro-capite fino al XVI secolo e cioè fino a qua...

Inchiesta sesso e sballo, i nomi dei calciatori

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L a caccia ai conti all'estero dove sarebbero stati dirottati i soldi, ossia il 50 per cento almeno di ogni pagamento per le prestazioni sessuali che le giovani dovevano offrire alla fine delle serate nei locali vip della movida. In più le analisi sui telefoni sequestrati ad arrestati e indagati, ma anche consegnati dalle testi, con in particolare una lunga lista di "parole chiave", tra cui pure oltre sessanta cognomi di calciatori più o meno noti, per cercare eventuali riscontri degli incontri e della gestione degli appuntamenti nelle chat. Sono questi i fronti principali sui quali si sta muovendo l'inchiesta della Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, sul presunto giro di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, fatto di escort che sarebbero state spinte ad "acchiappare", come veniva detto nelle intercettazioni, giocatori di serie A e non solo e altri sportivi. Inchiesta, condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf e c...