Diritti Lgbti. Bocciata l'Italia, male nella Rainbow Map


Spagna promossa, Italia bocciata. È questo il verdetto della Rainbow Map 2026, il rapporto condotto da Ilga-Europe che ogni anno analizza lo stato di salute dei diritti Lgbti in 49 Paesi. Se Madrid riesce nell’impresa storica di battere Malta, sottraendole il primo posto dopo un dominio assoluto durato dieci anni, l’Italia si posiziona 36esima nella classifica, scivolando di una posizione rispetto all’anno precedente. Il nostro Paese, con un punteggio del 24,11%, si conferma ampiamente sotto la media dell’Unione europea (52,10%) e persino sotto la media dell’intera regione geografica europea (42,73%). Mentre gli altri Paesi corrono, l’Italia resta a guardare le “buone pratiche” che ormai sono lo standard in gran parte d’Europa. Ecco nel dettaglio quali sono i limiti italiani confrontati con i traguardi raggiunti altrove:

  • Riconoscimento dell’identità senza tribunali: in 12 Paesi europei (tra cui Spagna, Danimarca, Finlandia e Germania), le persone trans possono cambiare i propri documenti basandosi sul principio dell’autodeterminazione, senza dover affrontare percorsi patologizzanti o lunghe procedure burocratiche. In Italia, il riconoscimento legale rimane legato a procedure complesse che altri partner hanno superato eliminando, ad esempio, l’obbligo di sterilizzazione (come fatto recentemente da Cechia e Lettonia).
  • Protezione dei bambini intersessuali: solo sei Paesi in Europa (Germania, Grecia, Islanda, Malta, Portogallo e Spagna) vietano oggi per legge gli interventi chirurgici “normalizzanti” non necessari sui minori intersessuali. L’Italia non ha ancora una legislazione che protegga l’integrità corporea dei bambini nati con caratteristiche sessuali non binarie.