“Rosso podestà” e la Mambrici di Sergi
Mambrici. Come la Macondo di Garcia Marquez, come la Vigata di Camilleri. Mambrici, luogo immaginario ma non troppo, teatro di fatti umani e dell’imponderabile, dove Pantaleone Sergi aveva fatto vivere e morire personaggi di fantasia ma con i piedi nell’argilla della terra di Calabria in “Liberandisdomini” (pubblicato nel 2017) e aveva scavato nelle sinuose intercapedini della ‘ndrangheta e della giustizia in “Il giudice, sua madre e il basilisco” (dato alle stampe nel 2022).
Il lettore torna così a Mambrici, con questo nuovo romanzo di Sergi, “Rosso podestà”, già incuriosito dall’ossimoro contenuto nel titolo e che introduce agli anni del fascismo e a quelli che sono poi venuti. E ne ha ben ragione, il lettore, perché l’impronta letteraria di Sergi non nasconde il suo passato di giornalista d’inchiesta e il suo presente di analista storico puntuale e scrupoloso nel descrivere questa “puntata” della saga di Mambrici.
L’autore narra, intersecando la storia della comunità di Mambrici con quella nazionale, di “nobilumi” e di malocchi, di cadenze lente del vivere in quella realtà, di adesioni al fascismo coniugate alla violenza, di religioni pagane, di povertà (di corpo e di spirito), di poteri da esibire, ancorché effimeri, e di intime vergogne da non svelare. Si ricollega alla parte finale al suo primo romanzo, quando il terremoto lascia solo pochi superstiti evidentemente con “destino” segnato (il riferimento è a due orfani che una crocerossina benestante condusse a Padova, allevandoli e lasciandoli eredi di un cospicuo patrimonio) e delinea con dovizia di particolari la “crema del Fascio” che, permeata di fanatismo e vanità da potere, si crogiolava nell’apporre un diaframma tra sé stessa e il popolicchio.
Personaggi che a volte si muovevano all’insegna del “suaviter in modo, fortiter in re”, dal prete al farmacista, dal maestro elementare allo ‘ndranghetista, dal segretario politico al medico, con il podestà Pepè Pellicari che riesce pure a realizzare anche opere utili al bene della comunità, pur tra qualche naso storto che fiutava e spiava da Roma. Un personaggio, Pepè, che poi si “ravvede”, diventando attivista comunista, e subisce perfino un processo per accuse rivelatesi poi infondate riguardanti la sua pregressa carica. Sostenuto da una moglie, Alma, una sorta di pasionaria che lottava per i diritti del proletariato, diventa addirittura candidato alla Camera dei Deputati per il Pci, ma subisce un grave attentato da parte di un ex camerata e muore.

