Letterio Licordari racconta Fortunato Velonà

 


Un viaggio nella storia dell’emigrazione calabrese che diventa racconto politico, sociale e culturale. È questo il cuore del saggio “Fortunato Velonà – Quando l’emigrazione esporta la forza lavoro, l’ideologia e l’arte”, firmato da Letterio Licordari e pubblicato da Edizioni Apodiafazzi di Bova.

Licordari, giornalista pubblicista e studioso di storia contemporanea, è, come riportato nella nota biografica dell’autore, componente del Consiglio direttivo dell’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea (Icsaic), realtà di riferimento nel panorama della ricerca storica regionale, nonché socio del Circolo Culturale Apodiafazzi di Bova, che promuove la difesa e la valorizzazione della Lingua e della Cultura Greco-Calabra.

L’opera ricostruisce il contesto della Bovesia, dell’Area Grecanica e della città di Reggio Calabria tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, soffermandosi sulla figura di Fortunato Velonà, nativo di Bova e protagonista delle prime esperienze socialiste del territorio. Un percorso che si intreccia con le dinamiche dell’emigrazione verso gli Stati Uniti, dove Velonà, divenuto “Fort Velona”, riuscì a integrarsi rapidamente, lavorando come sarto e acquisendo padronanza linguistica e autonomia sociale.

Negli Stati Uniti, Velonà si distinse per l’impegno nel sindacato dei tessili e per l’attività politica a favore degli immigrati italiani, attirando l’attenzione del Casellario Politico Centrale che lo schedò come sovversivo. Parallelamente, collaborò con diversi giornali in lingua italiana apertamente antifascisti e si fece conoscere anche per le sue vignette satiriche contro il regime.

Licordari restituisce un profilo complesso e attuale, evidenziando come l’emigrazione non sia stata soltanto un fenomeno economico, ma anche un veicolo di idee, partecipazione e produzione culturale. Un percorso che si sviluppa anche attraverso l’adesione di Velonà a realtà come la Mazzini Society e la Federazione Garibaldina d’America. Il saggio è arricchito da un ampio apparato documentale, tra fonti archivistiche, materiali iconografici e pubblicazioni italiane e statunitensi, che contribuiscono a delineare con rigore storico la vicenda dell’emigrante calabrese.

Il lavoro si è classificato al primo posto nella sezione “Cultura senza confini: il lavoro in emigrazione” della IX edizione del Premio Letterario Internazionale Rohlfs-Mosino-Karanastasis e sarà presentato nelle prossime settimane a Reggio Calabria, per poi proseguire con altri appuntamenti sul territorio.

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