25 Aprile, La Russa nostalgia e parificazione
Ancora una volta, nell’approssimarsi del 25 aprile, assistiamo a una penosa e “nostalgica” affermazione del Presidente del Senato, seconda carica dello Stato, che – peraltro – ha giurato sulla nostra Costituzione antifascista.
Afferma La Russa: “Il 25 aprile rifarei l’omaggio ai partigiani e poi ai caduti della Repubblica di Salò” ponendo l’accento su una “inaccettabile” (aggettivo che di questi tempi è di tendenza) “pacificazione”, termine, questo, che però assume il significato di “parificazione” tra le lotte partigiane e i caduti in difesa di un regime collaborazionista partorito dalla mente ormai più che contorta di Mussolini sotto il diretto controllo della Germania nazista (anch’essa prossima alla disfatta), istituito dopo l’armistizio di Cassibile al solo scopo di reprimere la Resistenza. Uno stato “fantoccio”, con un esercito di fantocci nostalgici e fuori dalla realtà che quel periodo storico esprimeva.
Il 25 aprile non è una ricorrenza da “parificare”: è denominata “Festa della Liberazione” perché, dopo tanti morti, tanta fame, tante privazioni, tante umiliazioni, tante deportazioni, ricorda la giornata in cui l’Italia si è “liberata” dal nazifascismo, e ciò è scaturito dalla Resistenza, solo dalla Resistenza. La democrazia e la Costituzione le hanno generate le lotte partigiane, quella democrazia che permette oggi che i nipoti dei fascisti d’un tempo, anche quelli che custodiscono i totem del ventennio e i busti di bronzo del duce in casa, possano persino governare il Paese o ricoprire le più alte cariche dello Stato! Ricordiamo il noto dialogo tra Vittorio Foa e il missino Giorgio Pisanò!!!
I partigiani (socialisti, comunisti, cattolici, azionisti, liberali) lottavano per questi valori, i repubblichini difendevano ciò che rimaneva del fascismo italiano neppure più autonomo ma controllato dai nazisti! Ecco perché “parificarli” non ha un senso storico e ideologico.
Non si può riscrivere la storia, pur avendo pietà per i repubblichini caduti, esseri umani anch’essi, fatalmente ubriacati dal fanatismo, il 25 aprile è una festa di “liberazione”, la festa della nostra libertà, non si può mancare di rispetto a chi ha combattuto il nazifascismo e a chi, purtroppo, ha perso la vita nel farlo.
È una ricorrenza che nasce da tutte le attività antifasciste, da tutte le vittime del fascismo, sin dall’avvento del regime, dai fratelli Rosselli a Giacomo Matteotti, dai fratelli Cervi all’eccidio delle Fosse Ardeatine, da tante donne e da tanti uomini che hanno lottato per la libertà, anzi, per la Libertà.
L’ANPI, la FIAP e tutte le altre associazioni partigiane, così come tutte le espressioni della sinistra italiana, e anche gli Istituti Storici che fanno capo all’Istituto Nazionale Ferruccio Parri farebbero bene a esecrare le affermazioni del Presidente del Senato, al quale va ricordato che ha potuto farlo perché oggi c’è una democrazia che permette, al contrario dei tempi delle nostalgie degli esponenti della destra, di esprimere il proprio pensiero.
Ma la storia non si può plasmare secondo il pensiero personale quando si ricopre una carica istituzionale. Il 25 aprile è la nostra festa, è la nostra storia.
Letterio Licordari
(Forza Lavoro)
