Trump che batosta. Ora c'è l'anatra zoppa per lui


L’onda blu travolge l’America rendendo il presidente Donald Trump un’“anatra zoppa” priva del controllo del Congresso. La certezza ufficiale della debacle totale dei repubblicani è giunta poco prima delle 6 ore italiane quando è stato chiaro che oltre alla Camera dei Rappresentanti i dem hanno conquistato anche il Senato strappando un minimo di cinque seggi agli avversari. Trump ha dichiarato che accetterà i risultati delle urne, mettendo a tacere – per ora – le domande sulla possibilità di contestare l'esito. “Sono assolutamente disposto ad accettare questi risultati”, ha detto al New York Times. “Collaboreremo con i Democratici e, sapete, non vediamo l'ora di lavorare con loro. Probabilmente troveremo un accordo”, ha aggiunto. Molto meno diplomatica la pubblicazione da parte del tycoon sulla sua piattaforma social, Truth, dell'immagine di un berretto da baseball rosso con la scritta “VETO” in lettere bianche. Un chiaro riferimento a quanto promesso nei giorni scorsi dall’inquilino della Casa Bianca, ovvero la messa in atto del suo diritto di veto su qualsiasi legge gli verrà sottoposta da un Congresso a maggioranza democratica.

LA NUOVA GEOGRAFIA DEL CONGRESSO E I DATI DEL VOTO. I dati consolidatisi col passare delle ore delineano un quadro di netta inversione di tendenza nei rapporti di forza istituzionali. Alla Camera dei Rappresentanti, la flessione registrata dai conservatori ha permesso ai Democratici di superare la soglia critica dei 218 seggi, ribaltando diversi collegi strategici in stati chiave come la Pennsylvania, la Carolina del Nord, il Kentucky e l'Iowa. Al Senato, il ribaltamento è apparso ancora più incisivo: strappando almeno cinque seggi agli avversari, i dem hanno conquistato la maggioranza assoluta dell'aula, ridimensionando drasticamente i margini di manovra dell'amministrazione federale. Dietro questo spostamento dell'elettorato si legge il peso del malcontento diffuso per l'andamento del costo della vita, per le tensioni geopolitiche internazionali e per le incertezze legate alle politiche commerciali, fattori che hanno eroso la base moderata nei distretti suburbani e accelerato la spinta antigovernativa.

IL CROLLO DEI FORTINI CONSERVATORI IN TEXAS, KANSAS E OHIO. A stupire gli analisti e a ridefinire la mappa politica degli Stati Uniti è stata soprattutto la caduta di roccaforti storicamente blindate dal Partito Repubblicano, dove l'elettorato ha scelto di voltare pagina dopo decenni di ininterrotta egemonia conservatrice. In Texas, al termine di una competizione senatoria seguita con attenzione a livello nazionale, il democratico James Talarico ha sconfitto il procuratore generale Ken Paxton, conquistando il primo seggio senatoriale in Texas per il suo partito dal 1988. In parallelo, la democratica Gina Hinojosa ha battuto il governatore uscente Greg Abbott, diventando la prima donna latina alla guida dello Stato e interrompendo una lunghissima tradizione repubblicana. In Kansas, il pastore metodista Adam Hamilton ha compiuto una storica impresa strappando il seggio al senatore uscente Roger Marshall, consegnando ai Democratici una vittoria che in questo Stato non si vedeva da quasi un secolo. Sorte analoga si è registrata in Ohio, dove il democratico Sherrod Brown ha completato il suo riscatto politico superando Jon Husted nella corsa al Senato, mentre la contesa per la carica di governatore ha visto l'affermazione di Amy Acton ai danni di Vivek Ramaswamy, esponente fortemente sostenuto dalla Casa Bianca.

KEISHA LANCE BOTTOMS IN GEORGIA E I VOLTI STORICI DELLA TORNATA. Tra i successi più rilevanti della giornata spicca la vittoria di Keisha Lance Bottoms in Georgia. L'ex sindaca di Atlanta ha sconfitto il miliardario repubblicano Rick Jackson, diventando la prima donna afroamericana a guidare lo Stato. Per sostenere questa candidatura, l'ex presidente Barack Obama è sceso in campo in prima persona nei comizi degli scorsi giorni, contribuendo a colmare il divario finanziario imposto dai fondi personali investiti dallo sfidante. Con questo risultato, i Democratici riconquistano la Georgia per la prima volta dalla fine degli anni Novanta. Questa tornata elettorale ha fatto registrare una straordinaria fioritura di profili storici e primati istituzionali in tutto il Paese, come documentato dalle cronache nazionali: figure come Deb Haaland, prima donna nativa americana a guidare il Nuovo Messico, e giovani esponenti come Melat Kiros, vittoriosa nel primo distretto del Colorado e prima rappresentante della Generazione Z a fare il suo ingresso al Congresso, hanno ridefinito i contorni della rappresentanza politica americana, portando all'attenzione federale istanze e sensibilità inedite.

LE PRIME REAZIONI DELLA POLITICA AMERICANA E LO SCENARIO ISTITUZIONALE. Le prime dichiarazioni ufficiali rilasciate dai leader politici evidenziano la portata dello scontro istituzionale che si profila a Washington nelle prossime settimane. I vertici del Partito Democratico hanno sottolineato con forza il valore politico del voto, interpretandolo come una richiesta netta di cambiamento da parte dei cittadini sulle priorità del Paese. “Gli americani hanno inviato un messaggio forte e chiaro”, ha dichiarato la leadership democratica in una nota diffusa ieri sera. Dall'altra parte dello schieramento, tra le file conservatrici, prevale la linea della cautela e la presa d'atto delle difficoltà economiche percepite dagli elettori. Un senatore repubblicano di lungo corso ha ammesso a taccuini spenti che “la pressione inflazionistica e le incertezze internazionali hanno pesato in modo determinante sulla tenuta dei nostri candidati nei collegi in bilico”, aprendo a una fase di complessa coabitazione istituzionale tra il Campidoglio e la presidenza.