Intelligenza artificiale, sbagliate due risposte su dieci


Dalla filosofia alla poesia, fino alle citazioni d’autore e alle opere d’arte, l’intelligenza artificiale è sempre più utilizzata per accedere, sintetizzare e produrre contenuti culturali. Una trasformazione che riguarda in modo diretto soprattutto studenti e giovani adulti, oggi tra i principali utilizzatori di questi strumenti per lo studio, ma che coinvolge sempre più anche docenti e divulgatori.

È proprio in questi ambiti che emergono i rischi più rilevanti: frasi attribuite ad autori che non le hanno mai scritte, citazioni plausibili ma non verificabili e reinterpretazioni che semplificano il pensiero originale.

Il punto critico non è tanto l’errore evidente, quanto la diffusione di contenuti che appaiono corretti, credibili e ben scritti, ma che non trovano riscontro nelle fonti.

La metodologia dello studio

Lo studio realizzato da Libreriamo si basa sull’analisi di quasi 1.500 interazioni con sistemi di intelligenza artificiale generativa, ovvero le più diffuse e utilizzate dal grande pubblico, condotte nell’arco di circa un anno.

Le richieste sono state costruite per simulare un utilizzo reale - quello di studenti, lettori e divulgatori - e hanno riguardato sette ambiti: letteratura, poesia, libri, citazioni d’autore, massime filosofiche, opere d’arte, grammatica italiana (categoria di controllo).

Ogni categoria è stata analizzata su 200 interazioni, con verifica sistematica delle risposte rispetto alle fonti originali.

Le risposte sono state classificate in tre categorie: corrette e verificabili; plausibili ma non verificabili; errate o con attribuzioni scorrette.

Dall’analisi delle interazioni emerge un quadro chiaro e, per certi versi, controintuitivo.

Solo una parte delle risposte generate dall’intelligenza artificiale risulta pienamente corretta e verificabile nelle fonti. Una quota significativa, invece, si colloca in una zona intermedia: contenuti che appaiono coerenti e credibili, ma che non trovano riscontro nei testi originali.