Festa della Repubblica, perché citare la Meloni?


Le polemiche sull’intervento (qualificato e intenso, diciamolo) di Paola Cortellesi al Quirinale in occasione dell’80° anniversario della nascita della Repubblica italiana non si sono ancora placate.

In assenza di esponenti della politica facenti capo all’opposizione, un’attrice e regista – ancorché notoriamente impegnata – si è trovata nelle condizioni di sostituirsi a loro. E per fortuna, viene da dire.

Ma la premier Meloni non ha gradito, né poteva gradire il reiterarsi – nell’intervento della Cortellesi – di termini che la disturbano (così come disturbano i suoi accoliti), da “antifascismo” a “partigiani”, da “libertà” a “ruolo delle donne”. E quando c’è stato il riferimento alle grandi donne che hanno caratterizzato la tanto vituperata Prima Repubblica, tantissime, non solo Tina Anselmi, Nilde Iotti e Angelina (Lina) Merlin, la premier si è offesa perché non citata in quanto prima donna in Italia nominata capo del governo.

Il “buon” Di Pietro avrebbe detto d’impeto “ma che c’azzecca?” con l’80° anniversario del referendum che portò – finalmente – l’Italia fuori da anni bui e indimenticabili (nel senso negativo, ovviamente) per colpa del fascismo. Di quel fascismo ancora oggi non dimenticato, non ricusato, al quale la Meloni e i suoi accoliti oggettivamente si ispirano, a distanza di un secolo, con l’applauso e i voti di elettori che sono fuori orbita rispetto allo scempio di quel regime.

Ma noi vogliamo citarle le 21 madri costituenti, per ribadire il loro assoluto valore di esponenti della politica e della società, per permettere un distinguo con le olgettine che hanno preso il volo e che hanno ricoperto o ricoprono (non certo degnamente) ruoli pubblici disegnati da amici degli amici, da giochi di parentela, da insussistenza e disequilibrio morale: le socialiste Bianca Bianchi e Angelina Merlin, Ottavia Penna Buscemi del Fronte dell’Uomo Qualunque, le comuniste Adele Bei, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Nadia Gallico Spano, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi, le democristiane Laura Bianchini, Angela Guidi Cingolani, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Agamben Federici, Angela Gotelli, Maria Nicotra e Vittoria Titomanlio.

Così come vogliamo ricordare le tante sindache e le tantissime donne che, grazie all’ottenimento del diritto al voto, hanno permesso di far diventare l’Italia una Repubblica libera, hanno smesso di essere donne fattrici e di istruirsi “clandestinamente”.

E ci piace ricordare soprattutto Lina Merlin, socialista, nota per la legge che porta il suo nome e che fece chiudere i “casini”, ma meno nota per aver stilato, nel 1924, un rapporto molto dettagliato sulle violenze e su ogni tipo di angheria e illegalità che venivano compiute dagli squadristi, consegnandolo a Giacomo Matteotti. Da quel documento scaturì poi il noto discorso del 30 maggio di quell’anno alla Camera, dopo il quale Matteotti venne rapito e assassinato.

Ci sono donne e donne, quelle che disertano la Camera il giorno in cui Matteotti viene ricordato con una targa allo scranno n. 14 e quelle che ricordano repubblichini inqualificabili e inidonei all’appartenenza al genere umano, quelle che vanno alle parate militari e disertano, invece, i luoghi in cui la società manifesta tutto il suo malessere, come nel caso dei 4 extracomunitari arsi vivi ad Amendolara.

Ci sono donne che non avvertono i problemi delle donne (al di là del taglio dei fondi per la prevenzione oncologica) e quelle che scoprono solo oggi – con stupore – l’esistenza del caporalato e di tutto ciò che c’è dietro.

Per quale motivo la Cortellesi avrebbe dovuto citare Giorgia Meloni?

Letterio Licordari

(Forza Lavoro)