Non è possibile pubblicare immagini di un malato senza il suo consenso, neanche per finalità di ricerca medico scientifica, se prima non siano state anonimizzate. A maggior ragione se ne ledono la dignità. Lo ha ribadito il Garante della privacy che ha irrogato una sanzione di 5mila euro a un medico che aveva utilizzato le foto di un neonato affetto da una grave malformazione e poi deceduto, nell'ePoster di presentazione di una ricerca in occasione di un convegno di medicina. Lo studio era stato poi pubblicato sul sito della Società italiana di pediatria (Sip) e successivamente rimosso. L'Autorità si è attivata a seguito della segnalazione della madre del bambino, che aveva trovato in rete l'ePoster con le foto che ritraevano il figlio affetto dalla malattia, in una culla dell'ospedale, con numerose informazioni sulla storia clinica della famiglia. Foto e informazioni che lo rendevano identificabile, seppur da una cerchia limitata di persone. Nel corso dell'istruttoria il Garante ha accertato che "il medico oltre a non aver adottato misure adeguate ad impedire l'identificabilità diretta e indiretta del minore, non aveva neanche chiesto il consenso ai genitori per la pubblicazione delle informazioni. Consenso che era necessario in caso di utilizzo di foto e/o immagini".
Non è possibile pubblicare immagini di un malato senza il suo consenso, neanche per finalità di ricerca medico scientifica, se prima non siano state anonimizzate. A maggior ragione se ne ledono la dignità. Lo ha ribadito il Garante della privacy che ha irrogato una sanzione di 5mila euro a un medico che aveva utilizzato le foto di un neonato affetto da una grave malformazione e poi deceduto, nell'ePoster di presentazione di una ricerca in occasione di un convegno di medicina. Lo studio era stato poi pubblicato sul sito della Società italiana di pediatria (Sip) e successivamente rimosso. L'Autorità si è attivata a seguito della segnalazione della madre del bambino, che aveva trovato in rete l'ePoster con le foto che ritraevano il figlio affetto dalla malattia, in una culla dell'ospedale, con numerose informazioni sulla storia clinica della famiglia. Foto e informazioni che lo rendevano identificabile, seppur da una cerchia limitata di persone. Nel corso dell'istruttoria il Garante ha accertato che "il medico oltre a non aver adottato misure adeguate ad impedire l'identificabilità diretta e indiretta del minore, non aveva neanche chiesto il consenso ai genitori per la pubblicazione delle informazioni. Consenso che era necessario in caso di utilizzo di foto e/o immagini".